F.A.Q.

ELENCO FAQ
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DOMANDA

Nella descrizione dei Vostri HYDROCHECK COLORTEST noto tre tipi di kit per la determinazione del cloro, e precisamente

6142 CLORO LIBERO DPD

6107 CLORO DPD

6105 CLORO TOTALE,

mentre negli HYDROCHECK SPECTRATEST trovo solo due tipi, e precisamente

6207 CLORO DPD

6205 CLORO TOTALE

Quali sono le differenze? Quale tipo devo usare per determinare il cloro in un’acqua potabile?

RISPOSTA

Nei kit COLORTEST il colore che si sviluppa dopo l’aggiunta dei reagenti viene confrontato visivamente con una scala cromatica che consente di stimare con buona approssimazione la concentrazione della sostanza ricercata. Negli SPECTRATEST detto colore viene misurato mediante un fotometro, che consente di determinare esattamente tale concentrazione. Nel caso proposto entrambe i kit CLORO TOTALE (6105 e 6205) ed entrambe i kit CLORO DPD (6107 e 6207) usano gli stessi reagenti.

I kit CLORO TOTALE sostituiscono i vecchi kit CLORO O.TOL. Il reagente, a base di ortotolidina (che è notoriamente una sostanza con una certa attività cancerogena), è stato riformulato e non contiene più alcuna sostanza considerata pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CEE. Il reagente rileva tutto il cloro presente nel campione, sia in forma di cloro libero, che in forma di cloro combinato (clorammine). I kit CLORO TOTALE sono adatti a determinare la concentrazione di cloro in un’acqua potabile, poiché l’acqua potabile non contiene sostanze organiche in grado di formare clorammine, consumando una parte del cloro in essa presente. In questo caso si può presumere con buona approssimazione che il valore trovato come cloro totale sia molto vicino alla concentrazione presente nell’acqua in forma di cloro libero. L’analisi è estremamente semplice, poiché si usa un solo reagente.

I kit CLORO DPD contengono invece 3 reagenti diversi, che consentono di determinare il cloro libero dopo l’aggiunta dei primi due e il cloro totale dopo l’aggiunta del terzo. In questo modo è possibile conoscere la percentuale di cloro presente nell’acqua in forma di cloro libero e quella presente invece in forma di cloro combinato. Tale differenziazione è importante nei casi in cui il cloro viene usato per disinfettare acque contenenti sostanze organiche in grado di combinarsi con il cloro formando clorammine. Infatti, mentre il cloro libero è un disinfettante energico, le clorammine hanno un’azione disinfettante notevolmente inferiore, considerata ad esempio insufficiente per la disinfezione di acqua di piscina. In casi del genere si effettua l’analisi con uno dei kit CLORO DPD, per accertarsi che la concentrazione di cloro libero corrisponda al valore desiderato.

Inoltre l’analisi del cloro con il DPD ha trovato una notevole diffusione anni fa, con lo scopo di sostituire l’ortotolidina che, come già detto, ha una certa attività cancerogena. Successivamente si è però verificato un certo ritorno al semplicissimo metodo all’ortotolidina per i seguenti motivi:

1) L’impiego di flaconcini preconfezionati, contenenti soluzioni molto diluite di ortotolidina, dai quali il reagente viene aggiunto al campione in poche gocce, non presenta in pratica alcun grave pericolo per l’operatore (pericolo che può invece sussistere per chi lavora in una fabbrica che produce l’ortotolidina come materia prima, per cui negli ultimi anni è diventato molto difficile il reperimento di questo reagente).

2) La sostituzione dell’ortotolidina con il DPD non risolve il problema della salute (che, in considerazione delle minime quantità usate e della notevole diluizione dei reagenti, è stato però sicuramente sopravvalutato), perché anche il DPD è una sostanza tossica che, ai sensi della direttiva 67/548/CEE, va dichiarata come tale nella scheda del reagente.

3) L’impiego del kit CLORO DPD (benchè sostanzialmente semplice) è considerato da molti operatori troppo complicato in relazione al kit CLORO TOTALE.

Stando così le cose, il nostro suggerimento è quello di impiegare il kit CLORO TOTALE per acque pulite, come le acque potabili, e il kit CLORO DPD per acque potenzialmente o sicuramente inquinate e per acque di piscina. Il kit CLORO LIBERO DPD è stato invece messo a punto per i casi in cui è importante conoscere la quantità di cloro libero, vale a dire di cloro effettivamente disponibile per la disinfezione, mentre non interessa conoscere la quantità di cloro combinato, e, di conseguenza, la quantità di cloro totale. Questo kit ha un costo inferiore al kit CLORO DPD, poichè non comprende il terzo reagente (che serve appunto alla determinazione del cloro totale). Anche l’analisi risulta più semplice, perché si misura immediatamente l’intensità del colore che si sviluppa nel campione dopo l’aggiunta dei due reagenti contenuti nel kit.

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DOMANDA

Qual è la precisione effettiva del TITRATEST DUREZZA? Quali sono i controlli di precisione da Voi effettuati? Qual è la reazione e a quale standard è riconducibile?

RISPOSTA

Il TITRATEST DUREZZA, della nostra linea HYDROCHECK, è basato sulla reazione di Schwarzenbach, ampiamente descritta in letteratura, adattata alle esigenze di un kit. Detta reazione, che da molti decenni trova impiego nella chimica, è adottata universalmente come metodo standard per la determinazione della durezza. Per quanto riguarda la precisione, il TITRATEST DUREZZA, come tutti i prodotti analitici da noi forniti, viene controllato dalla nostra funzione “controllo qualità”, secondo i nostri standard interni, riconducibili agli STANDARD METHODS for the examination of water and wastewater, 19th Edition, editi da American Public Health Association, congiuntamente ad American Water Works Association e Water Enviroment Federation. Pertanto i nostri kit rispondono ai criteri di precisione richiesti in funzione del tipo di kit e del tipo di analita.

La precisione raggiungibile in pratica dipende da diversi fattori. Nel SISTEMA HYDROCHECK l’analisi è effettuata su un campione da 5 ml, prelevato con l’apposita siringa. Il titolante viene aggiunto mediante una siringa di precisione di fabbricazione svizzera. Lavorando su 5 ml di campione, ogni tacca della siringa corrisponde a un grado di durezza francese, pari a 10 ppm CaCO3. Aggiungendo il titolante in porzioni corrispondenti a un grado per volta, la precisione può essere al massimo di un grado, come risulta evidente dal seguente esempio: se il campione d’acqua in esame ha una durezza di 26,3 gradi francesi, il viraggio dell’indicatore, che indica la fine della titolazione, avrà luogo all’aggiunta della ventisettesima porzione di titolante. In questo caso verrebbe trovata una durezza di 27 gradi francesi, con un errore di 0,7 gradi francesi. Per ottenere una maggiore precisione, è sufficiente lavorare su una maggiore quantità di campione, ad esempio su 50 ml (usando una quantità adeguata di indicatore). In questo caso ogni porzione di titolante erogata dalla siringa di titolazione corrisponde a un decimo di grado francese, pari a 1 ppm CaCO3. Se il campione ha una durezza di 26,3 gradi francesi, pari a 263 ppm CaCO3, il viraggio che indica la fine della titolazione avrà luogo all’aggiunta della duecentosessantaquattresima porzione di titolante. Avendo determinato precedentemente che l’acqua ha una durezza tra 26 e 27 gradi francesi, è sufficiente in questo caso aggiungere rapidamente 260 porzioni di titolante mediante la siringa di titolazione (che è graduata da zero a 76), e concludere la titolazione aggiungendo lentamente le ultime porzioni di titolante fino al viraggio. In questo caso la precisione raggiunta è dunque di 0,1 grado francese, pari a 1 ppm CaCO3. Un altro fattore che influenza la precisione della determinazione è l’accuratezza con cui si misura la quantità di campione. Anche questo tipo di errore si riduce aumentando la quantità di campione.

Inoltre l’acqua può contenere sostanze che interferiscono con la determinazione della durezza. Ad esempio in molte acque di generatori di vapore la titolazione della durezza è notevolmente disturbata, se non resa addirittura impossibile da sostanze interferenti. A prescindere dal fatto che l’analisi della durezza nell’acqua di un generatore di vapore è comunque poco significativa, l’interferenza in parola può essere eliminata quasi sempre mediante l’aggiunta del Reagente durezza A, contenuto nella confezione di TITRATEST DUREZZA.

Benchè la precisione raggiungibile con il TITRATEST DUREZZA dipenda dunque dalla quantità di acqua usata come campione, dall’accuratezza con cui tale quantità viene misurata, e dalle caratteristiche dell’acqua in esame, in pratica essa può venire facilmente adeguata allo scopo per il quale l’analisi è effettuata.

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DOMANDA

Qualche anno fa abbiamo acquistato da una primaria società chimica un fotometro e i relativi kit analitici, di cui siamo soddisfatti. Avendo notato che sia i MONOTEST che gli SPECTRATEST della vostra linea HYDROCHECK costano molto meno, vorremmo sapere se possiamo usare i vostri kit con il nostro fotometro. In caso affermativo vorremmo anche sapere se i valori che il fotometro fornisce direttamente per ogni sostanza in esame rimangono validi anche usando i vostri kit.

RISPOSTA

I nostri kit MONOTEST e SPECTRATEST possono essere impiegati con qualsiasi spettrofotometro o fotometro a filtri esistente.

In linea di massima quasi tutti i test kit in commercio sono basati su medesimi metodi di analisi, ad esempio ammoniaca con il metodo Nessler oppure con il metodo all’indofenolo. Ciononostante la medesima analisi effettuata con i test kit di due fornitori diversi può dare valori di assorbimento (estinzione) leggermente diversi. I fotometri dedicati messi in commercio dai fornitori di test kit sono programmati con il fattore necessario per ottenere il risultato corretto, espresso in ppm della sostanza in esame. Usando il test kit di un altro fornitore, tale fattore può essere dunque più o meno diverso da quello programmato nello strumento. Pertanto, prima di sostituire il test kit originale è necessario fare una prova con il kit sostitutivo sul medesimo campione. Se il risultato è uguale con un’approssimazione giudicata sufficiente, è possibile adottare il nuovo test kit senza alcun adattamento. In caso contrario è necessario tenere conto adeguatamente della differenza trovata, o meglio tarare lo strumento per il nuovo kit. Ciò può essere fatto agevolmente impiegando una soluzione standard della sostanza in esame a diverse diluizioni per costruire la curva di estinzione caratteristica per la stessa, usando la modalità “assorbimento” del fotometro.

Usati con il fotometro Hydrocheck HC 6000, i nostri kit MONOTEST e SPECTRATEST forniscono i risultati espressi in ppm della sostanza cercata. Date le differenze tra fotometri a filtri di marche e tipi diversi, i fattori riportati sulle Test-Card dell’HC 6000 sono validi solo con questo fotometro. Tali differenze sono invece molto minori se si confrontano i valori ottenuti alla medesima lunghezza d’onda mediante due spettrofotometri di precisione paragonabile. Pertanto il fattore ricavato per uno spettrofotometro può essere ragionevolmente impiegato anche per un altro spettrofotometro di caratteristiche analoghe, con un margine di errore quasi sempre accettabile. Da parte nostra siamo in grado di fornire a richiesta i fattori per spettrofotometro, ricavati con uno Spectronic 20 Genesys per tutti i nostri MONOTEST.

Oltre a quanto detto, va tenuto presente che non tutti i fotometri del commercio accettano le medesime cuvette o provette in cui effettuare la lettura. Ad esempio per i MONOTEST e altri kit analoghi in commercio la lettura viene effettuata nella provetta da 16 mm del kit, ma un fornitore di kit impiega provette di diametro inferiore, per cui il suo fotometro non accetta quelle da 16 mm.

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DOMANDA

Come funziona l’analisi dell’ossigeno mediante gli ossimetri Syland da voi proposti? Qual’è il limite minimo di determinabilità? Quale la riproducibilità alle bassissime concentrazioni, tipiche ad esempio di un degasatore termico?

RISPOSTA

Gli ossimetri Syland Scientific sono basati sulla polarografia: l’elettrodo di lavoro, che è ricoperto da una membrana, consuma elettroni per via elettrochimica (riduzione), secondo l’equazione:

O 2 + H 2 O + 4 e – à 4 OH –

Gli elettrodi Syland Scientific sono del tipo ATTIVO, contrariamente alla maggior parte degli elettrodi concorrenti, che sono del tipo passivo. L’elettrodo attivo non richiede la corrente di polarizzazione, che caratterizza invece gli elettrodi passivi.

In presenza di ossigeno, l’elettrodo attivo genera la corrente che viene misurata nello strumento. La produzione di corrente avviene istantaneamente anche se l’ossigeno è presente solo in tracce minime. Per questa ragione gli ossimetri Syland Scientific non richiedono azzeramento e sono in grado di misurare in modo affidabile addirittura concentrazioni limite di 0,1 ppb di ossigeno!

La riproducibilità delle misure è eccellente anche alle bassissime concentrazioni, data l’assoluta stabilità dello zero e l’assenza di deriva dell’elettronica.

I pregi degli ossimetri Syland Scientific possono essere così riassunti:

  • risposta praticamente immediata
  • possibilità di rilevare anche minime variazioni della concentrazione dell’ossigeno
  • massima affidabilità dei risultati anche nel campo delle ppb o frazioni di ppb
  • compensazione automatica di temperatura e pressione
  • misurazione contemporanea della temperatura
  • possibilità di misurazione anche in condizioni di turbolenza e a grandi profondità
  • assenza di deriva
  • minima manutenzione

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DOMANDA

Come scegliere un ossimetro?

RISPOSTA

La risposta a questa domanda è strettamente correlata all’obiettivo della misurazione. Prima di tutto bisogna considerare se si tratta di misurare l’ossigeno in un gas oppure l’ossigeno disciolto in acqua o in un liquido.

Generalmente la misura in un gas serve per i casi in cui si deve lavorare in assenza di ossigeno, in atmosfera inerte. La Syland Scientific fornisce diversi tipi di ossimetri adatti allo scopo, per i quali è richiesta la taratura in percento (anziché in ppm o ppb). Quelli più semplici ed economici forniscono semplicemente la misura dell’ossigeno presente nell’atmosfera in cui l’elettrodo si trova. I tipi più sofisticati incorporano una pompa di aspirazione e possono essere dotati anche di un allarme che segnala il raggiungimento del livello di ossigeno minimo sotto al quale il processo (ad esempio saldatura in atmosfera inerte, confezionamento di determinati prodotti, ecc.) può avere inizio.

La misurazione dell’ossigeno disciolto in un liquido presenta problemi più complessi, in funzione del campo di impiego, delle caratteristiche del liquido e delle concentrazioni di ossigeno da misurare. Alcuni esempi:

  • acqua di alimentazione per generatori di vapore. E’ richiesta una misurazione possibilmente continua, a livello di ppb (1 ppb = 0,001 ppm) con la massima stabilità di misura e una risposta molto veloce.
  • ricerca. Ad esempio all’università di Regensburg, nel quadro di ricerche sulla produzione primaria di fitoplancton in laghi e fiumi è stato richiesto uno strumento in grado di misurare variazioni di 0,05 ppb nel giro di secondi, che la Syland Scientific è stata in grado di fornire.
  • acqua di fiumi, laghi o mare. Misurazione dell’ossigeno in concentrazioni di ppm anche a grande profondità.
  • vasche di impianti di depurazione biologica. La quantità di ossigeno immessa mediante turbine o compressori, dell’ordine di diversi ppm, deve essere sufficiente per i processi biologici, ma non eccedere tale livello per non sprecare energia.
  • misurazione del BOD in laboratorio. Si misura il consumo di ossigeno nel tempo in ppm. In funzione della diluizione dei campioni è richiesta una precisione al secondo decimale.
  • Acqua di ittiocolture. Precisione in ppm, per garantire sempre una quantità di ossigeno sufficiente allo sviluppo e alla crescita dei pesci.

In tutti i casi è utile, o addirittura indispensabile, avere

  • risposta praticamente immediata
  • possibilità di rilevare anche minime variazioni della concentrazione dell’ossigeno
  • massima affidabilità dei risultati
  • misurazione contemporanea della temperatura
  • compensazione automatica della temperatura
  • compensazione automatica della pressione
  • assenza o riduzione al minimo della deriva
  • minima manutenzione

Tutti gli strumenti della Syland Scientific a elettrodo attivo soddisfano queste esigenze. Per casi particolari (ad esempio misurazione dell’ossigeno nella produzione della birra, dove le grandi quantità di anidride carbonica rovinerebbero in tempi brevi un elettrodo attivo), possono essere forniti anche strumenti con elettrodo passivo.

Un capitolo a parte va dedicato a un’adeguata agitazione del campione, indispensabile per ottenere una misura affidabile e stabile, come è richiesta ad esempio per asservire una turbina di aerazione all’ossimetro. Per la misurazione di tracce di ossigeno è indispensabile ricorrere ad una cella di misura ad attraversamento, con agitatore integrato. A questo proposito rimandiamo all’articolo “analisi ossigeno e agitazione”, scaricabile dal nostro sito internet. Tutti gli strumenti Syland Scientific possono essere completati con l’apposito agitatore brevettato Magnotron 2000, che è addirittura integrato negli strumenti più sofisticati.

Data la grande varietà di casi possibili, consigliamo comunque di interpellarci di volta in volta per la ottimizzare la scelta del tipo di ossimetro. torna all’indice delle FAQ

DOMANDA

L’impiego dei vostri HYDROCHECK mi consente di rispettare i limiti di legge in vigore per le acque di scarico? Con quale frequenza devo effettuare le analisi?

RISPOSTA
Il rispetto dei limiti prescritti rende necessario analizzare l’acqua con una frequenza sufficiente da consentire l’apprezzamento di qualsiasi modificazione della sua composizione. La frequenza deve pertanto essere stabilita in conoscenza dei fattori che possono determinare tali modificazioni e idealmente dovrebbe essere tale da poter ricostruire momento per momento il profilo analitico delle acque in entrata, depurate o no, e delle acque di scarico, sia depurate sia non depurate. I metodi di analisi adottati debbono avere una sensibilità sufficiente per stabilire se l’acqua rientra o non rientra nei limiti prescritti. Per l’Italia i limiti più severi sono i seguenti :

 

<tr >44Solventi organici azotati mg/l0,10637 gascromatografia

PARAMETRO LIMITE METODO DI ANALISI (CODICE) (in parentesi sono indicati il limite o il campo dideterminazione diretta per i metodi riportati) ***
01 pH 5,5 – 9,5 pH-metro
02 Temperatura °C termometro
03 Portata flussimetro
04 Colore 0305 valutazione visiva
05 Odore 0475 valutazione olfattiva
06 Materiali grossolani Assenti 0415 valutazione visiva 
07 Materiali sedimentabili ml/l 0,5 0417 valutazione visiva 
08 Materiali in sospensione tot. mg/l 80 0419 gravimetria 
09 BOD 5 mg/l 40 0210 polarografia
10 COD mg/l 160 0280 (10 -160 mg/l) *) 0281 (100 – 1.500 mg/l) *) 0282 (500 – 10.000 mg/l) *) 0283 (10 -160 mg/l)*) (**) 0284 (100 – 1.500 mg/l)*) (**) *) richiede kit + fotometro + termoreattore (**) senza mercurio
11 Metalli e non met.tossici tot. 3 0435 
12 Alluminio mg/l Al 1 0140 HCK (0,025 – 0,5 mg/l)
13 Arsenico mg/l As 0,5 0195 (0,1 – 2,5 mg/l) fotometria
14 Bario mg/l Ba 20 0205 AAS o ICP ……
15 Boro mg/l B 2 0225 (0,1 – 3 mg/l) fotometria
16 Cadmio mg/l Cd 0,02 0235 (0,1 – 1 mg/l) fotometria
17 Cromo III mg/l Cr 2 0315 (0,5 – 25 mg/l) fotometria
18 CromoVI mg/l Cr 0,2 0311 HCK (0,05 – 1 mg/l)
19 Ferro mg/l Fe 2 0340 HCK (0,1 – 4 mg/l) 0341 HCK (0,05 – 2 mg/l) 0342 HCK (0,1 – 5 mg/l) 0343 HCK (0,05 – 2 mg/l)
20 Manganese mg/l Mn 2 0400 HCK (0,25 – 5 mg/l) 0401 HCK (0,25 – 5 mg/l)
21 Mercurio mg/l Hg 0,005 0425 (0,002 – 0,05 mg/l)
22 Nichel mg/l Ni 2 0440 HCK (0,25 – 5 mg/l) 0441 HCK (0,25 – 5 mg/l)
23 Piombo mg/l Pb 0,2 0525 (0,02 – 0,5 mg/l)
24 Rame mg/l Cu 0,1 0550 HCK (0,25 – 5 mg/l) 0551 HCK (0,25 – 5 mg/l)
25 Selenio mg/l Se 0,03 0575 AAS
26 Stagno mg/l Sn 10 0645 AAS
27 Zinco mg/l Zn 0,5 0685 (0,004 – 0,1 mg/l)
28 Cianuri totali mg/l CN 0,5 0250 HCK (0,02 – 0,3 mg/l)
29 Cloro attivo libero mg/l Cl2 0,2 0261 HCK (0,1 – 1,5 mg/l)
30 Solfuri mg/l S 1 0620 HCK (0,2 – 3 mg/l) 0621 HCK (0,1 – 3 mg/l)
31 Solfiti mg/l SO2 1 0610 HCK (> 1 mg/l)
32 Solfati mg/l SO3 1.000 0605 HCK (15 – 200 mg/l)
33 Cloruri mg/l Cl 1.200 0270 HCK (> 2 mg/l) 0271 HCK (0,5 – 20 mg/l) 0272 HCK (0,5 >- 20 mg/l)
34 Fluoruri mg/l F 6 0355 (> 0,05 mg/l) fotometria
35 Fosforo totale mg/l P 10 0365 HCK (1 – 20 mg/l)) 0366 HCK (10 -80 mg/l)) richiedono termoreattore
36 Azoto ammonia-cale mg/l NH4+ 15 0160 HCK (0,5 – 5 mg/l) 0161 HCK (0,05 – 1,5 mg/l) 0162 HCK (0,5 – 5 mg/l) 0163 HCK (0,05 – 1,5 mg/l)
37 Azoto nitroso mg/l N 0,6 0460 HCK (0,1 – 2 mg/l) 0461 HCK (0,05 – 1 mg/l)
38 Azoto nitrico mg/l N 20 0450 HCK (10 – 150 mg/l) 0451 HCK (2 – 80 mg/l)
39 Grassi e oli anim. e veget. mg/l 20 0375 gravimetria
40 Oli minerali 5 mg/l 0485 (> 0,5 mg/l)
41 Fenoli mg/l C6H5OH 0,5 0330 HCK (0,25 – 5 mg/l) 0331 HCK (0,25 – 5 mg/l)
42 Aldeidi mg/l HCHO 1 0130 (> 0,05 mg/l)
43 Solventi organici aromatici mg/l 0,2 0636 gascromatografia
45 Solventi clorurati mg/l 1 0635 gascromatografia
46 Tensioattivi mg/l 2 0675 fotometria
47 Pesticidi totali mg/l 0,05 0505 gascromatografia
48 Pesticidi fosforati 0,1 mg/l 0506 gascromatografia
49 Saggio di tos-sicità 0565
50 Coliformi totali MPN/100 ml 20.000 esame microbiologico
51 Coliformi fecali MPN/100 ml 12.000 esame microbiologico
52 Streptococchi fe- cali MPN/100 ml 2.000 esame microbiologico

HCK = kit Hydrocheck AAS = spettrofotometria di assorbimento atomico ICP = spettrofotometria a plasma accoppiato induttivamente

*** il campo di applicazione può essere ampliato mediante opportuna concentrazione o diluizione del campione

Oltre al problema della sensibilità esiste il problema della praticità del metodo e della possibilità di utilizzarlo non solo in laboratorio, ma possibilmente anche sul posto. I test kit Hydrocheck sono basati dove possibile sui metodi ufficiali, e vengono incontro sia alle esigenze di sensibilità e precisione, che di semplicità e versatilità di impiego, sia in laboratorio che all’esterno. Non tutte le analisi sono riducibili a kit. Per quelle che non lo sono, sono stati indicati metodi da laboratorio alternativi. torna all’indice delle FAQ

DOMANDA

Dalla letteratura in mio possesso risulta che i solfati possono essere determinati soltanto con il Vostro kit HYDROCHECK MONOTEST SOLFATI, che però richiede l’impiego di un fotometro. E’ possibile effettuare la determinazione senza il fotometro? Come?

RISPOSTA
Il MONOTEST SOLFATI è un test torbidimetrico, che richiede necessariamente l’impiego di un fotometro e perciò non si presta ad una comparazione visiva analoga a quella usata per i test colorimetrici. Tuttavia anche senza un fotometro è possibile determinare i solfati per via indiretta, ricavandoli dal bilancio ionico. Come è noto, i sali contenuti nell’acqua sono dissociati in cationi e anioni e la somma dei cationi deve essere uguale alla somma degli anioni. Spesso la concentrazione dei cationi e degli anioni non è espressa mediante una misura unitaria, in quanto ad esempio il calcio è indicato come ppm Ca, il magnesio come ppm Mg, i cloruri come ppm Cl, ecc. Analogamente a quanto avviene per un bilancio in valuta, nel quale, prima di fare le somme, tutti gli importi in dollari, marchi, franchi, ecc. debbono essere trasformati nella valuta del paese, è necessario riportare tutti i valori indicati per i cationi e gli anioni a un denominatore comune. La “valuta” usata in Italia, in Francia e in molti paesi anglosassoni è: ppm CaCO3. Per il bilancio ionico ci si limita normalmente ai seguenti valori:
CATIONI
ANIONI
calcio (Ca) ) costituiscono la “durezza” magnesio (Mg) ) bicarbonato (HCO3) corrisponde all’alcalinità m
sodio (Na) non costituisce “durezza” cloruri (Cl) ) costituiscono i cosiddetti solfati (SO4) ) “anioni forti” nitrati (NO3) )
concentrazioni eccezionalmente elevate di silice possono essere legate a sodio, che in tal caso va considerato nel bilancio anidride carbonica (CO2) ) senza cationi consi- silice (SiO2) ) derati nel bilancio ) ionico

In Italia esistono molte acque praticamente prive di sodio, o contenenti quantità minime di sodio. In questi casi, nel bilancio ionico, la quantità di anioni corrisponde alla durezza totale e pertanto la quantità di solfati corrisponde alla differenza tra la durezza totale e la somma di bicarbonati, cloruri e nitrati. Se l’acqua contiene quantità apprezzabili di sodio, bisogna invece determinare prima di tutto la quantità totale di anioni forti, preparando il campione mediante il kit “anioni forti” (codice 1008) e misurando la sua acidità minerale (acidità m). La concentrazione di solfati risulta dalla differenza tra l’acidità minerale trovata e la somma dei cloruri e nitrati. Nei kit HYDROCHECK la maggior parte dei risultati è espressa come gradi francesi. Per effettuare il bilancio ionico in ppm CaCO3 si usano i seguenti fattori di moltiplicazione:

VALORE ORIGINALE
Onde ottenere ppm CaCO3 MOLTIPLICARE PER
°f (grado francese)
10
ppm Ca
2,5
ppm Mg
4,1
ppm Na
2,18
ppm HCO3
0,82
ppm Cl
1,41
ppm SO4
1,04
ppm NO3
0,81

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DOMANDA

La mia domanda riguarda il Vostro kit per la determinazione della durezza dell’acqua, che, nella nostra ditta, viene usato continuamente. Dalla Vostra scheda di sicurezza 0024/1 relativa al titolante durezza contenuto nel kit, rilevo che questo contiene come ingrediente pericoloso l’acido etilendiaminotretracetico sale bisodico e dalla Vostra scheda di sicurezza 0013 relativa a tale acido, rilevo inoltre che in caso di fuoriuscita accidentale è necessario indossare un respiratore autonomo, occhiali protettivi, stivali di gomma e pesanti guanti di gomma. Finora il personale ha sempre analizzato la durezza dell’acqua senza guanti e senza altre protezioni, la cui adozione rappresenterebbe un grave intralcio al lavoro. Come ci si deve regolare in pratica?

RISPOSTA
Il problema ha diversi aspetti: Innanzitutto il prodotto al quale Lei si riferisce è il sale bisodico dell’acido etilendiaminotretracetico (più noto come EDTA). Perciò non si parla di un acido, bensì di una sostanza neutra. Infatti il titolante durezza ha un pH di 6,5, corrispondente all’incirca a quello della pelle umana. Inoltre, nel titolante durezza l’EDTA bisodico è presente solo in bassa concentrazione (meno di 0,5 mol/l). Le prescrizioni che la preoccupano, sono identiche a quelle riportate nella scheda di sicurezza del cloruro di sodio (il comune sale da cucina), sempre per il caso di fuoriuscita accidentale. Esse sono riferite al trasporto di prodotti chimici in vagoni, camion cisterna, o in fusti, ma sempre in quantità piuttosto rilevanti. Per contro, la quantità di titolante durezza manipolata è sempre molto piccola (al massimo 0,25 litri per i “refill” più grossi). Ciò vale del resto per tutti i nostri kit analitici. Infine, l’EDTA viene usato anche in medicina, ad esempio per iniezioni endovenose di calcio o per ricostituenti a base di ferro, da assumere per via orale. Riteniamo che queste considerazioni siano sufficienti per tranquillizzarla, ma Le raccomandiamo vivamente di non cadere nell’estremo opposto, trascurando quelle precauzioni che, oltre a essere prescritte dalla legge e dalle norme di igiene sui posti di lavoro, sono dettate anche dal buonsenso. Ad esempio, noi raccomandiamo di proteggere sempre gli occhi con occhiali di sicurezza quando si manipola qualsiasi prodotto chimico, anche il più innocuo, di lavarsi accuratamente le mani prima di toccare alimenti, di non appoggiare alimenti su un tavolo di lavoro, ecc. Per un approfondimento dell’argomento La rimandiamo all’articolo “Prevenzione e falso allarmismo” pubblicato sull’ottima rivista LABORATORIO 2000, di cui, a richiesta, possiamo farLe avere volentieri un estratto.

DOMANDA

Uso i vostri kit HYDROCHECK, dei quali sono soddsifatto. Devo controllare eventuali infiltrazioni di olio nell’acqua di un circuito. Avete un kit adatto? Potete suggerirmi un metodo per un monitoraggio possibilmente continuo?

RISPOSTA
Non ci risulta che esista in commercio alcun kit adatto allo scopo, mentre esistono in commercio strumenti per un monitoraggio continuo. Pur non avendo una competenza specifica ci sembra interessante uno strumento del genere prodotto dalla “Umwelt Pollution-Messtechnik” di Langgoens in Germania (Tel.+49-6403-90790, Fax +49-6403-907921), basato su una tecnologia laser che consente di rilevare l’olio in modo continuo anche su acqua in movimento, senza bisogno di prelevare alcun campione. Desideriamo precisare che questa informazione non costituisce alcuna indicazione di preferenza e viene da noi fornita a semplice titolo indicativo, senza alcuna responsabilità o garanzia.

DOMANDA

Nel nostro stabilimento usiamo un vostro kit per misurare la durezza dell’acqua. Nella scheda di sicurezza dell’indicatore durezza rileviamo quale ingrediente pericoloso la trietanolamina. Al punto 6. (misure in caso di fuoruscita accidentale) della relativa scheda di sicurezza è detto testualmente: “Evacuare la zona. Indossare respiratore autonomo, stivali di gomma e pesanti guanti di gomma”. Potete suggerirci un metodo per misurare la durezza che non sia soggetto a misure di sicurezza così gravose? Ci è stato detto che esiste uno strumento che permette di misurare la durezza con un elettrodo? Cosa ne pensate? Potete fornirlo voi?

RISPOSTA
Innanzitutto desideriamo tranquillizzarVi. In piena coscienza non riteniamo che la determinazione della durezza dell’acqua con i nostri kit HYDROCHECK o IPT possa rappresentare un pericolo per la salute degli operatori, nemmeno nel caso di fuoriuscita accidentale dell’indicatore. Tuttavia non è facile dare alla Vostra domanda la risposta chiara e semplice (come ad esempio “il prodotto non è pericoloso”), che l’operatore va cercando. Infatti, non esiste alcun prodotto chimico che, in determinate condizioni, non possa diventare pericoloso. A riprova di ciò basti dire che il comune sale da cucina, con il quale siamo abituati a condire i nostri cibi, può risultare addirittura mortale se ingerito in quantità eccessiva. Infatti, dalle prove eseguite su ratti risulta che il sale da cucina (chimicamente sale sodico dell’acido cloridrico) ha una ORL-RAT LD50 (cioè la quantità che provoca la morte sul 50% dei soggetti da esperimento) di 3 g per Kg. di peso corporeo! Andando poi al punto 6 della scheda di sicurezza del sale, ovvero del cloruro di sodio, vi si trovano le medesime raccomandazioni da Voi citate per la trietanolamina, cioè “Evacuare la zona. Indossare respiratore autonomo, stivali di gomma e pesanti guanti di gomma”. Tali misure di sicurezza si riferiscono evidentemente alla fuoriuscita di grandi quantità del prodotto concentrato, come si può avere ad esempio in seguito al ribaltamento di una cisterna o ad incidenti simili. Nei kit analitici i prodotti potenzialmente pericolosi sono sempre presenti in quantità molto piccole, tali da non presentare pericoli reali se non in casi particolari (ad esempio di ingestione). Nel caso della trietanolamina possiamo aggiungere che, opportunamente diluita, essa trova impiego addirittura in alcuni prodotti cosmetici. Non vorremmo comunque che quanto detto possa indurre un operatore a trattare con leggerezza i nostri reagenti per l’analisi dell’acqua, o qualunque altro prodotto chimico, per quanto innocuo esso possa sembrare. Ad esempio è indispensabile evitare rigorosamente che un prodotto chimico possa venire a contatto con il cibo, lavarsi accuratamente le mani prima di mangiare, proteggere la pelle e soprattutto gli occhi da qualsiasi contaminazione e, in definitiva, attenersi scrupolosamente alle norme di igiene sul lavoro dettate sia dal buon senso che dalla legislazione vigente. Per quanto riguarda la determinazione della durezza con gli elettrodi cosiddetti a ioni specifici, la possibilità esiste, ma per ottenere risultati attendibili essa richiede non solo l’impiego di uno strumento relativamente costoso, vale a dire di un millivoltmetro di precisione (ad esempio della Orion), ma anche il rispetto di condizioni analitiche piuttosto complesse, tali da rendere improponibile un confronto con il metodo semplicissimo dei nostri kit. Per un approfondimento del tema sicurezza possiamo fornire a richiesta il commento “L’IMPIEGO DI SOSTANZE PERICOLOSE PER LE ANALISI CHIMICHE DELL’ACQUA”, nonché una copia dell’articolo “Prevenzione e falso allarmismo”, tratto dalla rivista Acqua e Aria.

DOMANDA

Il D.Lgs 25/2002 impone la valutazione del rischio chimico al quale sono esposti i nostri dipendenti. Il nostro consulente ci ha fatto notare che anche i kit per le analisi delle acque rientrano in questo obbligo. In effetti abbiamo notato che alcuni reagenti contengono prodotti pericolosi. In che modo ci dobbiamo regolare? Gradiremmo una risposta urgente. Grazie.

RISPOSTA
Il D.Lgs 25/2002 rappresenta un’integrazione dell’art. 72 della nota legge 626 del 94 e fornisce direttive per la valutazione del rischio chimico. Esso si applica a tutte le attività nelle quali vengano utilizzate sostanze pericolose e quindi anche ai kit per le analisi delle acque. Tuttavia esso introduce giustamente il concetto di RISCHIO MODERATO, che peraltro non è definito esattamente. Allineandoci ad una proposta dell’Associazione degli Industriali, pensiamo che il “rischio moderato” si configuri per attività caratterizzate da – uso di quantità limitate di sostanze – uso di sostanze NON classificate come teratogene, molto tossiche, o con effetti irreversibili – durata dell’esposizione limitata nel tempo. Stando a questa definizione, che ci sembra molto ragionevole, i nostri kit per le analisi dell’acqua rientrerebbero senz’altro in questa categoria. In questo caso potrebbero beneficiare delle disposizioni relative al rischio moderato, che rendono non applicabili gli articoli 72 sexies (misure di prevenzione e protezione), 72 septies (emergenze), 72 decies (sorveglianza sanitaria) e 72 undecies (cartelle sanitarie).